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Come gestire l'ansia: perché calmarsi non funziona (e cosa fare davvero)

Gestire l'ansia non significa eliminarla, ma imparare a modificarne il funzionamento e il rapporto che hai con essa.

Prof. Fabrizio Arrigoni
A cura di
Neuropsicologo · Psicotraumatologo · Docente universitario · OPL 20500
Pubblicato il · Aggiornato il
Basato su esperienza clinica · Contenuto scritto in linea con gli standard editoriali
Stato editoriale
revisionato clinicamente
Tempo di lettura
9 min
Fabrizio Arrigoni, neuropsicologo a Cremona, specializzato nel trattamento dell'ansia
Come gestire l'ansia

Gestire l'ansia non significa eliminarla, ma imparare a modificarne il funzionamento e il rapporto che hai con essa.

  • Errore comune: usare tecniche e rituali solo per farla sparire in fretta.
  • Cosa cambia: smettere di combatterla e capire che cosa sta cercando di segnalare.
  • Cosa aiuta davvero: agire nonostante l'ansia, lavorare sul meccanismo e non solo sul sintomo.

C'è un momento preciso in cui capisco che devo cambiare approccio con un paziente.

È quando mi dice, e lo dicono in molti, prima o poi: "Ho provato tutto". La respirazione diaframmatica. La mindfulness. Le tisane alla camomilla. L'app di meditazione. Il diario delle emozioni. Magari anche qualche seduta da un collega, qualche anno fa. Tutte cose sensate, tutte cose che in teoria funzionano. Eppure è lì, seduto davanti a me, con l'ansia ancora addosso.

La prima domanda che faccio, a quel punto, non è "Hai fatto bene le tecniche?"

È "Cosa cercavi di ottenere, quando le facevi?"

La risposta è quasi sempre la stessa: "Volevo calmarmi. Volevo che passasse."

Ed è lì, in quella risposta, che si nasconde il problema vero.

Il problema non è la tecnica. È l'obiettivo.

Provo a spiegarlo in modo chiaro, perché è il punto intorno a cui ruota tutto.

Quando cerchi di calmare l'ansia, di eliminarla, di farla passare, di non sentirla, stai mandando al tuo sistema nervoso un segnale molto preciso. Gli stai dicendo: quello che sta succedendo è pericoloso. C'è qualcosa da cui proteggersi. E il sistema nervoso, che è programmato per sopravvivere, risponde come dovrebbe rispondere a una minaccia: si attiva ancora di più.

È la fisiologia del sistema di allarme: se percepisci come urgente il fatto di eliminare una sensazione, quella sensazione diventa per definizione urgente. Il tuo tentativo di controllo è la prova, per il cervello, che c'era qualcosa da controllare.

Paradosso clinico
Più cerchi di neutralizzare l'ansia nel momento, più il sistema nervoso registra che l'ansia era davvero un'emergenza. Il tentativo di controllo diventa il carburante dell'allarme.
Schema sul paradosso dell'ansia: il problema non è la tecnica, ma l'obiettivo con cui la si usa

È il paradosso che si trova al cuore di quasi tutte le forme di ansia cronica: più ci lavori contro, più si consolida. Non perché tu sia debole o stia sbagliando qualcosa. Ma perché stai usando lo strumento sbagliato per il problema sbagliato.

Perché i trucchi per calmare l'ansia non funzionano (e spesso peggiorano)

So che questo è l'opposto di quello che di solito si legge sull'argomento. La maggior parte degli articoli che trovi online ti danno una lista di trucchi per calmare l'ansia: respira così, fai questo esercizio, prova questa tecnica. Alcune di quelle tecniche hanno una base scientifica reale. Il problema non è che siano false. Il problema è come vengono usate e con quale aspettativa.

La respirazione profonda usata male

La respirazione diaframmatica è uno strumento fisiologico efficace: attiva il sistema nervoso parasimpatico, abbassa la frequenza cardiaca, riduce il cortisolo. È reale. Ma c'è una differenza enorme tra usarla per tollerare un momento difficile e usarla per eliminare l'ansia. Quando diventa un rituale compulsivo, "devo respirare così o l'ansia non passa", smette di essere uno strumento e diventa l'ennesima forma di controllo. E il controllo, come abbiamo appena visto, alimenta l'allarme.

Distrarsi e non pensarci

Funziona. Per venti minuti, forse un'ora. Poi l'ansia torna, spesso con più forza, come se avesse accumulato pressione durante l'assenza. La distrazione interrompe il ciclo nel momento, ma non tocca il meccanismo sottostante. È utile come sollievo temporaneo; non è una strategia.

Cercare di bloccare i pensieri ansiosi

C'è un esperimento classico in psicologia: prova adesso a non pensare a un orso bianco. Ci riesci? La soppressione del pensiero produce effetto rimbalzo: il pensiero che cerchi di non avere torna con frequenza e intensità maggiori. Più cerchi di smetterla di essere ansioso, più il sistema si monitora alla ricerca dell'ansia.

I farmaci ansiolitici usati come unica risposta

Nella mia pratica clinica ho incontrato molte persone che per anni hanno gestito l'ansia esclusivamente con ansiolitici. Il farmaco agisce sul sintomo: abbassa l'intensità della risposta nel momento. Non tocca le strutture cognitive, le memorie emotive, gli schemi comportamentali che generano l'ansia. Quando il farmaco finisce, l'ansia è ancora lì.

Dico queste cose non per demolire strumenti che in certi contesti hanno senso. Le dico perché troppe persone arrivano da me dopo anni di tentativi, convinte di essere loro il problema. Non lo sono. Hanno solo cercato la soluzione nel posto sbagliato.

Schema del circolo che mantiene l'ansia: allarme, tentativo di controllo, sollievo temporaneo e riattivazione del problema

L'ansia non è il problema. È il messaggio.

L'ansia non è un guasto. Non è un'anomalia del sistema. È il sistema che funziona, che segnala qualcosa. Un'insoddisfazione che non riesci a nominare. Un confine che stai attraversando senza accorgertene. Un bisogno che non si sente autorizzato a parlare a voce alta. Qualcosa, nel tuo sistema, che non si sente al sicuro.

In trent'anni di lavoro, ho raramente incontrato un'ansia cronica che non stesse cercando di comunicare qualcosa di preciso. Il problema è che finché sei impegnato a combatterla, non riesci ad ascoltarla.

Cambio di prospettiva
Questo non significa che devi semplicemente "accettare di essere ansioso" e andare avanti così. Significa qualcosa di diverso, e più impegnativo: smettere di trattare l'ansia come il nemico, e iniziare a chiederti da dove viene e cosa sta proteggendo.

Nota: se la tua ansia è soprattutto rivolta al futuro, a eventi che non sono ancora accaduti, a scenari catastrofici che costruisci in anticipo, stai probabilmente parlando di ansia anticipatoria, che ha meccanismi e trattamenti specifici. Se invece si accende soprattutto quando ti senti osservato, esposto o giudicato dagli altri, può esserti più utile approfondire il tema dell'ansia sociale. Se il problema emerge soprattutto nel momento in cui devi riuscire, parlare, performare o dimostrare qualcosa, il quadro può assomigliare di più all'ansia da prestazione. Quando invece l'allerta finisce per esprimersi soprattutto con stomaco chiuso, nodo alla gola, petto contratto o tensione muscolare persistente, il quadro può somigliare di più all'ansia somatizzata.

Come far passare l'ansia: cosa funziona davvero

Arriviamo alla parte pratica. Ma voglio che tu abbia un'aspettativa diversa rispetto a quella con cui probabilmente hai aperto questo articolo. Non sto per darti una lista di tecniche. Sto per dirti qual è il lavoro da fare.

Cambiare il rapporto con l'ansia, non combatterla

Il punto di svolta, per la maggior parte delle persone che seguo in studio a Cremona, non arriva quando l'ansia diminuisce. Arriva quando smettono di spendere energia per farla diminuire. Non è rassegnazione: è una scelta strategica. L'energia che liberano non combattendo l'ansia diventa disponibile per qualcosa di più utile: capire cosa sta cercando di dire, e agire.

Agire nonostante l'ansia, non aspettare che passi

È forse la cosa più controintuitiva che dico ai miei pazienti, e quella che produce i cambiamenti più duraturi. Il cervello impara dall'esperienza, non dai ragionamenti. Puoi dirti mille volte che quella situazione non è pericolosa, ma finché non la attraversi, quella convinzione rimane astratta. Agire mentre si è ansiosi, non sfidando l'ansia ma portandola con sé, è il modo in cui si ricalibra progressivamente la soglia di allarme.

Lavorare sulla soglia, non sul sintomo

Quello che distingue un trattamento efficace da uno sintomatico è il livello a cui si interviene. Abbassare la risposta ansiosa nel momento ha senso come gestione. Ma il vero cambiamento avviene quando si lavora sulle strutture che generano quella risposta: gli schemi cognitivi, le memorie emotive, i modelli interni che il sistema nervoso usa come riferimento per valutare il pericolo.

Schema su dove si produce il cambiamento nell'ansia: non solo sul sintomo, ma su schemi, memorie emotive e soglia di allarme

EMI Therapy

Nel mio lavoro utilizzo l'EMI Therapy (Eye Movement Integration) proprio per questo: è una tecnica che agisce direttamente sui pattern neurali e sulle memorie emotive che alimentano l'ansia, spesso produce cambiamenti più rapidi e stabili rispetto al solo lavoro verbale. È particolarmente efficace quando l'ansia ha radici nelle esperienze difficili del passato che continuano a influenzare le reazioni nel presente.

Ipnosi clinica

L'ipnosi clinica permette di lavorare su un piano diverso ancora, quello degli strati più profondi del funzionamento mentale, dove risiedono schemi automatici che la mente cosciente fatica a raggiungere. Non è uno stato di incoscienza né di suggestione magica: è uno strumento scientifico, con una letteratura clinica solida, che apre canali di cambiamento che il lavoro razionale da solo non sempre riesce ad attivare.

Le tecniche di regolazione: il loro posto giusto

Non sto dicendo che respirazione, movimento fisico, pratiche di ancoraggio al presente siano inutili. Sono utili, a patto di usarle con la giusta aspettativa. Non per eliminare l'ansia. Per creare le condizioni fisiologiche in cui il lavoro psicologico è possibile. Quando il sistema nervoso è in piena risposta di emergenza, nessun insight cambia nulla. Abbassare l'attivazione fisica apre la finestra. Ma attraverso quella finestra deve passare qualcosa.

In pratica
Le tecniche di regolazione servono quando smettono di essere un rituale anti-ansia e diventano uno strumento per restare presenti abbastanza a lungo da fare il vero lavoro.

Il mio consiglio finale se soffri d'ansia

Se sei arrivato fin qui cercando "come calmare l'ansia velocemente", probabilmente sei stanco.

Non stanco di leggere articoli. Stanco dell'ansia. Stanco di provarci. Stanco di sentirti dire che dovresti respirare meglio, pensare in modo più positivo, meditare con più costanza. Magari hai la sensazione che ci sia qualcosa che non va in te, che gli altri riescano a gestirsi e tu no.

Non è così.

Hai usato gli strumenti che avevi. Il problema è che gli strumenti che si trovano facilmente sono quasi tutti progettati per gestire il momento, non per cambiare il meccanismo. E quando il meccanismo non cambia, il momento torna.

C'è un lavoro diverso da fare. Non è semplice, e non è istantaneo. Ma produce un risultato diverso.

Sei nell'area di Cremona o vuoi fare un percorso online?
Puoi contattarmi per un primo colloquio. Il punto di partenza non è una tecnica: è capire cosa sta succedendo nel tuo caso specifico, e costruire un percorso che abbia senso per te.

Domande frequenti sulla gestione dell'ansia

Come calmare l'ansia velocemente nel momento acuto?

Nel momento acuto, l'obiettivo non è eliminare l'ansia ma ridurre l'intensità dell'attivazione fisica per restare funzionanti. Respirazione lenta con espirazione allungata, ancoraggio sensoriale al presente, nominare 5 cose che vedi, 4 che senti, 3 che puoi toccare, e movimento fisico leggero. Queste tecniche non risolvono l'ansia: creano uno spazio in cui è possibile scegliere come rispondere invece di reagire automaticamente.

Perché l'ansia torna?

Perché le tecniche di rilassamento agiscono sul sintomo, non sulla struttura che lo genera. È come abbassare il volume di un allarme: il suono diminuisce, ma la causa che ha fatto scattare l'allarme è ancora lì. Quando le condizioni si ripresentano, l'allarme si riattiva. Il cambiamento duraturo richiede di lavorare sulle strutture cognitive e neurali più profonde.

Cosa succede nel cervello di chi soffre d'ansia?

Nel cervello ansioso i sistemi di allarme diventano più sensibili. L'amigdala può reagire come se ci fosse un pericolo, mentre le aree prefrontali faticano a ridimensionare la minaccia. Il corpo si prepara all'azione: cuore accelerato, tensione, respiro corto. È una risposta di protezione, ma può attivarsi anche senza reale pericolo.

Come eliminare l'ansia da soli?

Non sempre si può eliminare l'ansia da soli, soprattutto se è intensa o ricorrente. Si può però imparare a gestirla: dormire meglio, evitare caffeina e alcol, fare attività fisica, esporsi gradualmente a ciò che spaventa e osservare i pensieri senza crederci automaticamente. Se la difficoltà emerge soprattutto nei risvegli o nelle ore notturne, può esserti utile leggere anche l'articolo sull'ansia notturna. Se limita la vita quotidiana, è utile chiedere aiuto.

Bibliografia essenziale

  1. Banushi B, Brendle M, Ragnhildstveit A, Murphy T, Moore C, Egberts J, Robison R. Breathwork Interventions for Adults with Clinically Diagnosed Anxiety Disorders: A Scoping Review. Brain Sciences. 2023 Feb 2;13(2):256. doi: 10.3390/brainsci13020256. PMID: 36831799; PMCID: PMC9954474. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9954474/
  2. Bhattacharya S, Goicoechea C, Heshmati S, Carpenter JK, Hofmann SG. Efficacy of Cognitive Behavioral Therapy for Anxiety-Related Disorders: A Meta-Analysis of Recent Literature. Current Psychiatry Reports. 2023 Jan;25(1):19-30. doi: 10.1007/s11920-022-01402-8. Epub 2022 Dec 19. PMID: 36534317; PMCID: PMC9834105. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9834105/
  3. Skjerdingstad, N. An inhibitory learning-based turn in exposure therapy. Nature Reviews Psychology 3, 726 (2024). https://doi.org/10.1038/s44159-024-00370-5
Prof. Fabrizio Arrigoni
Prof. Fabrizio Arrigoni
Neuropsicologo · Psicotraumatologo · Docente universitario · Albo OPL 20500

Fabrizio Arrigoni è neuropsicologo, psicotraumatologo e docente universitario con più di 30 anni di esperienza clinica e di ricerca. Riceve a Cremona e online. Si occupa di psicologia clinica, trauma, regolazione del sistema nervoso e percorsi personalizzati costruiti sulla persona.